Working on Alvin Curran’s recordings

È sempre un piacere lavorare con Alvin Curran, poter modificare dei suoi samples, alcuni già bellissimi in sé, ed applicare tante idee in materia di trattamento digitale dell’audio che sto imparando ultimamente.

Poter modificare  questo materiale, renderlo lontano o vicino alla sua origine, applicare filtraggi estremi per vedere come rispondono i programmi è un attività estremamente interessante, che ti porta a conoscere i software che usi in modo più profondo, nei punti cioè in cui questi non reggono più la loro originale funzione ed iniziano a rispondere in modo poco controllabile.

Ad esempio una delle cose più interessanti che ho scoperto facendo questi lavori per Alvin risiede nell’utilizzo della funzione stretching di Izotope RX: al suono, oltre un certo livello di allungamento con conseguente acutizzazzione od aggravamento delle frequenze, il programma lascia strascichi spettrali nelle zone frequenziali ove prima risiedeva il suono originario, solo che questi a primo occhio non si vedono, poiché il programma stesso, essendo imperfezioni, le abbassa di volume sotto la soglia di udibilità; ma applicando un innalzamento del gain in modo che il suono torni nella fascia di udibilità si scoprono suoni estremamente interessanti e da sfruttare.

Izotope Rx è un programma che io personalmente uso moltissimo, lo trovo fenomenale per la composizione spettrale, e mi permette di ragionare in chiave compositiva non con i suoni (come permette una normale workstation), ma dentro i suoni, andando a ricopiare e loopare singoli frammenti di suoni che si ripetono mentre il resto continua a scorrere normalmente, o di lavorare con degli innalzamenti od abbassamenti del materiale originario con o senza stretching temporale. È davvero un peccato che sia commercializzato solo come strumento di correzione audio (funzione comunque estremamente potente) e non come strumento di composizione vero e proprio. Ma del resto sono cose che si scoprono solo quando si applica il pensiero nel regno della necessità urgente: è qui che si scoprono i punti in cui certe cose che abbiamo sempre adoperato per una funzione smettono di funzionare secondo il loro regolamento interno e si spingono con la nostra ricerca verso nuove possibilità.

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